Molte volte nel giudicare fenomeni sociali, economici, politici o di qualunque altra natura, si fanno affermazioni estreme e nette. “Questa iniziativa è insufficiente e carente”. “Quella decisione non risolve il problema”. “I risultati ottenuti sono negativi”. Ovviamente, ci sono anche le affermazioni di segno duale quando le cose “sembrano” andare bene.
Spesso questi giudizi sono guidati dalla polemica, specie in politica. In altri casi dalla superficialità, oppure dall’incapacità di valutare i fatti, le scelte, i risultati in funzione della complessità della situazione che ci si trova ad affrontare.
A me pare che forse, se usassimo un po’ di più i concetti e i ragionamenti dell’analisi matematica, ovviamente semplificati nel linguaggio, potremmo avere dei criteri di lettura più saggi. Vediamo come.
Tipicamente, i fenomeni sociali, economici e politici sono rappresentati da valori che mutano nel corso del tempo. Il prodotto interno lordo cambia mese per mese. La qualità di un servizio varia anche giorno per giorno. L’indice di insicurezza dei cittadini pure. Sono tutte realtà rappresentabili tramite curve che descrivono nel corso del tempo come muta e cambia un fenomeno.
In una curva, di solito si va a guardarne il valore in un certo momento. Quanto vale il prodotto interno lordo nel 2008? Quale è il deficit pubblico quest’anno? Quale è il numero di delitti compiuti nel mese scorso? Guardare il valore assoluto ci dice come un certo fenomeno si qualifica in quello specifico momento.
Il compito di un politico o di un manager è quello di mettere in campo azioni che nel tempo facciano migliorare i valori considerati. In alcuni casi (vedi il prodotto interno lordo), si migliora se i valori crescono, in altri se i valori scendono (pensiamo al debito pubblico o al numero dei delitti compiuti). Noi tendiamo a considerare le azioni positive o negative se fanno cambiare i valori che non vanno bene in valori che vanno bene. Se vediamo che dopo l’introduzione di una legge o di una decisione, una situazione negativa è diventata positiva, allora diciamo che quella decisione è buona.
È un modo di ragionare semplice, ovvio, e spesso sbagliato. Quando ci si trova di fronte a fenomeni complessi, il tempo di risoluzione del problema spesso è lungo. Per un po’ di tempo, quand’anche si mettessero in piedi iniziative positive, i valori continuano ad essere insufficienti. Ma questo vuol dire che le cose vanno male? E dualmente, se il valore assoluto che descrive un certo fenomeno in un certo momento è positivo vuol dire che le cose vanno bene?
La mia esperienza è che, ovviamente, il valore assoluto di un fenomeno è un dato importante. Se un’azienda perde soldi, perde soldi. Se il tasso di omicidi è alto, è un fatto tremendo. Se il livello di assistenza medica e di soddisfazione di un paziente è molto alto, ciò è molto positivo.
Ma per giudicare le azioni e la capacità di leadership e gestione, secondo me ancora più importanti del valore assoluto sono le derivate prime e seconde. Cosa sono?
La derivata prima di una curva esprime la velocità di crescita o di decrescita di quel fenomeno. Se la derivata prima è positiva, quel fenomeno è in crescita. Se è negativa è in decrescita. Se sono su un auto e sto “facendo i miei chilometri”, se la velocità è positiva sto andando avanti, se la velocità è negativa vuol dire che sto tornando indietro. In molti casi, la velocità di un fenomeno, prima ancora del valore assoluto, è un indicatore essenziale perché rappresenta il trend, quello che sta succedendo. Se sono all’inizio del mio viaggio, devo fare tanta strada e la mia velocità è maggiore di zero, prima o poi a destinazione ci arrivo. Ma se fossi anche vicino alla meta e la mia velocità diventa negativa (torno indietro), anche se il valore assoluto non è male (sono vicino alla meta) la mia situazione è negativa perché anche se ora sto bene, mi sto allontando da ciò che voglio raggiungere.
La derivata seconda rappresenta l’accelerazione o la decelerazione di un fenomeno. Se sto guidando e accelero, non solo cambia la mia posizione nello spazio (il valore assoluto), ma cambia anche la mia velocità nel tempo. Una derivata seconda positiva dice che sto accelerando. Una derivata secondo negativa dice che sto decelerando.
Ora molte decisioni non possono essere valutate sul fatto che il valore assoluto che rappresenta un certo fenomeno, a valle della decisione passa da positivo a negativo (o viceversa). Le cose non sono mai instantanee. È ingenuo o strumentale pensare che problemi complessi si risolvano con la famosa “bacchetta magica”. Se il valore assoluto non va bene, per riportarlo a valori buoni serviranno tante decisioni, tanta pazienza e tanta perseveranza. Se una azienda perde soldi, non è che dall’oggi al domani si può pensare di risolvere la questione. Lo stesso vale in politica.
Ma quindi come si giudicano le azioni di un manager o di un politico? Se non devo aspettarmi di vedere “valori positivi” a valle delle sue decisioni, come faccio a sapere se sta facendo bene o male? Secondo me bisogna guardare alle derivate prime e seconde. Le decisioni che sta prendendo mi fanno accelerare? Quale è la velocità alla quale sto andando? Queste decisioni cambiano il trend o lo peggiorano oppure sono ininfluenti? Se la derivata prima è uguale a zero vuol dire che sono fermo. Se è negativa, magari con un valore assoluto positivo, vuol dire che sto peggiorando. Se la derivata seconda è positiva, vuol dire che sto accelerando e quindi aumentando la velocità di recupero. Se è negativa, vuol dire che sto rallentando.
Sono le derivate che ci dicono come realmente vanno le cose. Se l’azione di un politico o di un manager in un momento di crisi non cambia instantaneamente il valore assoluto, ma cambia in modo positivo le derivate, quell’azione deve essere giudicata positivamente.
Se invece l’azione di un politico o di un manager, anche in presenza di un valore assoluto positivo, peggiora i valori delle derivate vuol dire che sta facendo male anche se “guardando i dati” sembra che le cose vadano bene. Peggio ancora è il caso quando si strombazzano iniziative a destra e manca che in realtà hanno derivate prima e seconda uguale a zero: sono cioè ininfluenti.
Purtroppo, più sono complicati i problemi e meno è facile a livello di opinione pubblica costruirsi gli elementi per giudicare correttamente ciò che accade. Per questo diventa essenziale il ruolo della stampa, dei blog, di chi fa comunicazione. E in questo mi sento molto responsabilizzato anche io. Nel mio piccolo, sto cercando di capire e far capire quel che succede studiando correttamente l’andamento delle derivate prime e seconde? Oppure uso strumentalmente il singolo dato “assoluto” per fare polemica?
Credo sia uno dei problemi più grossi che dobbiamo affrontare nel nostro paese. Perché richiede cose molto semplici ma abbastanza difficili da trovare: competenza, onestà intellettuale, e rigore.
Proviamoci.